Il cortile degli amanti
Questa piccola oasi romantica, creata nel 1830 dall'architetto britannico Edward Cresy sul modello degli squares londinesi, è chiamata anche "città dei Tre Fratelli" (cité des Trois-Frères). Oltrepassato il primo portico, ci si può lasciar guidare dal mormorio dell'acqua (c'è lì una bella fontana zampillante) fino al secondo cortile quadrato, contornato da eleganti facciate neoclassiche con colonnati. Tra le celebrità residenti in questa residenza lussuosa, annoveriamo Alexandre Dumas padre (al N° 2), Georges Sand (al N° 5) e Frédéric Chopin (al N° 9).
Il nido del gufo reale
C'è un dettaglio che, al terzo piano, distingue questo immobile haussmaniano da quelli adiacenti. Come una vedetta, scorgiamo una civetta – un gufo reale, per la verità – scolpito nella pietra. Si tratta di una firma. Quella del famoso architetto Eugène Viollet-le-Duc, restauratore di costruzioni medievali come la cattedrale Notre-Dame, della città di Carcassonne, della basilica di Saint-Denis, e "autore" di diversi immobili a Parigi, tra cui questo, costruito nel 1862 e nel quale s'installò con i suoi uffici e i suoi appartamenti.
La Cité Radieuse
Voluto dal principe-presidente Louis-Napoléon, questo complesso immobiliare, innalzato tra il 1849 e il 1851, era destinato a fornire alloggi "sani e ariosi" a 250 operai della fabbrica del gas vicina. Ispirato al falanstero di Fourier, incarna al tempo stesso un'utopia sociale e la volontà del potere politico di tenere la classe operaia sotto il suo controllo. Bel contrasto tra le scalinate – illuminate da vetrate, che conducono alle passerelle d’accesso ai diversi alloggi, simili all'architettura industriale – e il suo giardino ombreggiato che si estende nel retro, ove si può scorgere un'antica fontana.
Una strana chiesa
Innalzata da Théodore Ballu, tra il 1861 e il 1867, questa chiesa è originale per la doppia scalinata che la mette in comunicazione col giardinetto e con le tre fontane rappresentanti La Fede, La Carità e La Speranza. Differentemente dalle rigorose chiese neoclassiche della prima metà del secolo XIX, essa presenta una facciata neorinascimentale abbondantemente scolpita, sormontata da un ardito campanile di 65m di altezza. Il grande compositore francese Olivier Messiaen ne fu l'organista titolare per 40 anni. Il giardinetto permette una "pausa sandwich" prima dell'ascensione sulle pendici della butte Montmartre.
La bellezza del gesto
Tre palle da biliardo su un medaglione sormontano la porta di questa sala prestigiosa dal 1947. Mentre alcuni fanno correre le loro palle con la più grande concentrazione su uno dei 16 tavoli, altri bevono un bicchiere ammirando l'arredamento. Questa bella sala, illuminata da una vetrata e decorata da pannelli inquadrati da pilastri, era in altri tempi uno dei numerosi "Brodi Duval" (dal nome del macellaio Pierre-Louis Duval, inventore delle osterie popolari) ove, per qualche soldo, ci si veniva a rinfrancare con un modesto brodo di bue.
Salone letterario
Il 29 aprile 1874, Victor Hugo trasloca al quarto piano di questo sobrio edificio con Juliette Drouet, la nuora Alice e i suoi due nipoti Georges e Jeanne. Lo scrittore dona parecchi ricevimenti dove vengono a brillare le personalità letterarie del suo tempo: i fratelli Goncourt, Louis Blanc, Flaubert, Gambetta, Clémenceau. È qui che egli scrisse il suo ultimo romanzo, "Novantatrè", dedicato alla Rivoluzione francese e alla Convenzione.
Il quartiere dei poeti
Affianco al Moulin Rouge si articola un vicolo tranquillo, lungo 80 metri (per 3 di larghezza), segnalato da una bella insegna blu e bianca graziosamente smaltata in stile retrò. Anteguerra, questo complesso di piccoli padiglioni e giardinetti era il rifugio dei mascalzoni di Pigalle. Nel 1953, Jacques Prévert ci si installò (al 6 bis), poi sul pianerottolo antistante fu la volta di Boris Vian (fu qui che egli scrisse Lo Strappacuore e la canzone Il Disertore). È qui che si riunivano, inoltre, Raymond Queneau e Eugène Ionesco. A proposito, chi è questo Véron? Il sindaco della Butte, dal 1830 al 1841.
Eroina del romanzo
"Qui riposa Alphonsine Plessis, nata il 15 gennaio 1824, morta il 3 febbraio 1847". Questo timido epitaffio, su una tomba del cimitero di Montmarte, è quello della più celebre cortigiana del XIX secolo. Questo tumulo bianco, permanentemente fiorito, evoca la Dama delle Camelie, di Alexandre Dumas figlio, di cui ella ha ispirato l'eroina, e la Traviata, l'opera che ne ricaverà Verdi. Questa piccola paesana dell'Orne, semplice modista a Parigi, frequentò il fior fiore delle arti e delle lettere, e divenne un'amante celebre sotto il nome di Marie Duplessis. Morì all'età di 23 anni di tubercolosi.